
Vento d'inchiostro
Volti, fumo, nebbia
Non ho un Oriente da mostrare come si mostra un luogo. Ho i segni che me lo hanno fatto desiderare: un ventaglio che si apre davanti al corpo, il fumo che sale da un braciere e si perde, la nebbia che cancella il paesaggio e lascia un solo albero. Li ho cercati nel mio archivio, uno per uno, senza sapere che si sarebbero trovati.
Il ventaglio dipinto, il kimono, le mani unite: qualcuno si è preparato per essere guardato, e io resto alla distanza giusta. Poi gli oggetti: la carta colorata degli ombrelli, il metallo inciso, le spighe secche che pendono nel nero. Infine il paesaggio che si svuota, i rami di brina, la luna tra gli uccelli.
Il filo che tiene insieme queste fotografie è il vuoto: quello che resta quando la figura si ritira. Non è un'assenza, è uno spazio che si fa largo e mi costringe a stare fermo. Il nero dei fondi, il bianco della nebbia, la luce che si posa su una seta o su una foglia secca: tutto chiede la stessa cosa, un po' di silenzio.
In fondo alla mostra c'è un airone, fermo sopra un cespuglio, il collo lungo, il grigio intorno. È lì che mi fermo anch'io. Non in un luogo, ma in un respiro.
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Nebbia e inchiostro
La nebbia cancella il paesaggio e lascia un albero, poi nemmeno quello. I fiori bianchi si avvicinano al vetro, la brina trasforma i rami in fili di vetro. Il bosco perde i contorni, la luna resta appesa tra gli uccelli. Mi muovo in questa rarefazione e sento che lo sguardo si fa più lento, più leggero. Alla fine c'è solo un airone, immobile, e il grigio intorno. Non sto guardando un luogo: sto guardando lo spazio che si apre quando smetto di riempirlo.
Ricordo nebbioso
Le colline si perdono nella nebbia e solo gli alberi in alto restano riconoscibili. Il vuoto sotto di loro è una cosa che sento nel petto. Guardo questa rarefazione e mi sembra di vedere un ricordo che si sta cancellando e che io provo a tenere. Claudio Viarengo, Ricordo nebbioso
Soglia di fiori
I rami fioriti mi incorniciano la vista e oltre c’è la montagna innevata, sfocata come un pensiero. I fiorellini bianchi sono così vicini che potrei toccarli. Sento il profumo e la distanza, e mi sembra che questa soglia sia il posto giusto per stare. Claudio Viarengo, Soglia di fiori
Rami di brina
I rami si intrecciano davanti al paesaggio velato e la brina li fa sembrare di vetro. Il freddo mi arriva dalle dita solo a guardarli. Mi avvicino a questa rete e sento che il mondo, dietro, esiste ancora, ma per un momento non mi serve. Claudio Viarengo, Rami di brina
Contorni persi
La verticalità dei tronchi mi dà un appiglio, mentre la luce ne rende incerti i confini. Il bosco conserva una struttura riconoscibile, ma si sottrae alla possibilità di misurarlo: ogni intervallo apre una profondità che subito si dissolve. Le forme chiare del sottobosco introducono un movimento sottile, in tensione con la presenza scura degli alberi. È una vicinanza e un’inaccessibilità insieme, come quando un ricordo resta vivido nell’emozione e perde precisione nei contorni. Claudio Viarengo, Contorni persi
Restare e partire
La luna sta a sinistra e i rami le passano davanti, e a destra un gruppo di uccelli si stringe sui rami. Il vuoto in mezzo è la cosa che sento di più. Mi sembra la distanza tra chi resta e chi parte, e non so da che parte sto. Claudio Viarengo, Restare e partire
Attesa lenta
L’airone si alza sopra l’intrico delle piante e il suo collo disegna una curva che mi calma. Il becco giallo è l’unico calore nel grigio. Lo guardo e mi sembra che stia aspettando qualcosa di importantissimo, e che non abbia nessuna fretta di dirmelo. Claudio Viarengo, Attesa lenta
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